sabato 31 dicembre 2011

NIKI APRILE GATTI DI DANIELE NALBONE.


Archiviata, come suicidio, la morte di Niki Aprile Gatti. La magistratura fiorentina ha deciso. Sull'inchiesta per la morte del 26enne informatico abruzzese, avvenuta nel carcere di Sollicciano il 24 giugno 2008, arriva, in data 5 maggio 2010, la parola fine. Questa la notizia che, probabilmente, in qualsiasi altro quotidiano sarebbe relegata fra le brevi, sempre che vi trovasse spazio. Ma c'è qualcosa che non convince nessuno, non solo mamma Ornella, i parenti e gli amici di Niki, il Comitato Giustizia e Verità che è nato, pochi mesi dopo la sua morte, per non dimenticare, per non arrendersi. Quel qualcosa emerge semplicemente ricordando come andarono le cose. Ne scrivemmo, su questo giornale, il 29 aprile 2009. Ornella commentò così, sul blog che porta il nome di suo figlio, quell'articolo: «Sfondato il silenzio stampa intorno alla morte di Niki». Da allora diversi giornali e molte televisioni raccontarono quella triste storia che, partita dal sito di Grillo, è ormai di dominio pubblico. La speranza, di tutti noi, era che parlandone si sarebbe evitata l'archiviazione. Che su quelle ore trascorse all'interno del carcere di Sollicciano fosse fatta chiarezza. È la mattina del 19 giugno 2008 quando Niki viene arrestato, a Rimini, insieme ad altre diciotto persone, tra le quali il titolare della Oscorp, la ditta per la quale Niki lavorava, nell'ambito dell'inchiesta Premium per truffa telefonica e frode informatica condotta dal magistrato fiorentino Paolo Canessa riguardante quattro società sammarinesi, la Fly Net di Piero Mancini, presidente dell'Arezzo Calcio, e diverse società con sede a Londra. Già, proprio quell'asse, San Marino - Londra, balzato sulle pagine di tutti i giornali per il famoso caso Eutelia - Gruppo Omega. Un'asse sul quale è la criminalità organizzata a farla da padrone. Niki viveva a San Marino da due anni e mezzo: «Fin da piccolo» ricorda sempre mamma Ornella «era un genio del computer. Un genio purtroppo finito nelle mani sbagliate». Niki fu l'unico dei diciannove ad essere condotto nel carcere di Sollicciano. Niki fu l'unico a non avvalersi della facoltà di non rispondere davanti ai Pm. Nel carcere, però, Niki riceve, il 21 giugno, dopo tre giorni di isolamento, un telegramma che lo invita a cambiare avvocato. Il 23 giugno mamma Ornella parte per il Tribunale di Firenze. Sarà quella l'ultima volta che mamma e figlio potranno incrociare i loro sguardi. Ventiquattro ore dopo, alle 13,25 del 24 giugno, con una telefonata sul cellulare Ornella viene a sapere che Niki si è suicidato, in bagno, durante l'ora d'aria. Pochi giorni dopo, il marito di Ornella, rimasta a casa distrutta dal dolore, e suo cognato partono alla volta di San Marino per chiedere al padrone di casa di Niki un mese, due, per svuotare l'appartamento. Ma appena il proprietario di casa apre la porta, i tre si trovano davanti a una "rapina perfetta". La casa di Niki è stata completamente svuotata. Niente pc, niente effetti personali, nemmeno una maglietta. Come non bastasse la criminalità organizzata sull'asse San Marino - Londra e l'appartamento perfettamente ripulito da ogni possibile prova per l'inchiesta Premium, come non fosse già troppo strano che un indagato che decide di collaborare si suicidi pochi giorni dopo aver cambiato legale con un telegramma, altre due elementi contribuiscono a gettare ombre sul caso. La prima: Niki, evidentemente sapendo di correre rischi, chiese di essere lasciato in cella da solo o, almeno, di essere recluso con detenuti non violenti. Di tutta risposta, venne messo in una cella della quarta sezione con due detenuti per i quali era stata disposta una sorveglianza assidua. La seconda, agghiacciante, riguarda l'autopsia sul corpo del giovane informatico: il medico che ha effettuato l'esame atuptico, il dott. Fortuni, perito di parte degli agenti incriminati nei casi Aldovrandi e Bianzino, nella rappresentazione suicidaria ha riferito di un segno di circa 6-7 centimetri lasciato sul collo dal cavallo dei jeans con i quali Niki si è tolto la vita. Ebbene, nelle foto inserite nella documentazione non c'è traccia di nessuna striscia ma solo del segno di un laccio. Discrepanza confermata anche dalla consulenza tecnica medico/legale. E, sinceramente, che un ragazzo di 92 kg possa impiccarsi con un laccio o con dei jeans tagliati, scusateci, ma ci sembra quantomeno difficile. Ma evidentemente tutto questo non è stato sufficiente a far sì che la morte di Niki non fosse archiviata come suicidio. In attesa delle motivazioni per l'archiviazione la sensazione è che, come ha scritto sul suo blog mamma Ornella, «il 5 maggio 2010 Niki è stato ucciso per la seconda volta».