domenica 26 febbraio 2012

DESTABILIZZARE PER STABILIZZARE DI GIOVANNI FASANELLA.


Nel centro di Roma, ieri mi è sembrato di vedere un vecchio film degli anni Settanta. Migliaia di giovani che protestavano per il loro diritto alla vita. Ragazzi innocenti e arrabbiati per come vanno le cose da noi: una politica corrotta, con il suo ceto da basso impero; una scuola che non forma; un sistema sociale che espelle o che non include...

L'ho
già scritto proprio su questo blog, e voglio ripeterlo: il nostro è un Paese che invecchia e non dà ai giovani alcuna prospettiva. Perché ogni centimetro della vita pubblica, politica, economica, culturale, è occupato da cosche, cricche, caste e lobby, poteri soffocanti che non lasciano spazio ad altri che non siano i propri affiliati. Hanno ragione, i giovani, a far sentire la loro rabbia.

Ma attenzione, ieri ho rivisto scene di quel vecchio film. Vetrine infrante. Auto e cassonetti bruciati. Barricate. Violenza. Paura. Mimetizzati tra i giovani della protesta o accanto a loro, agivano bande criminali ben organizzate, con elementi venuti anche da altri Paesi, che incitavano allo scontro fisico e agivano, con il volto coperto, come squadristi ben preparati al pestaggio e ottimamente addestrati alle tattiche della guerriglia urbana. E agivano pressoché indisturbati. Tollerati.

Sì, è davvero un film già visto. Si lascia fare perché cresca sempre più il clima di tensione; perché, crescendo, alimenta per reazione una domanda d'ordine: destabilizzare per stabilizzare. Attenti, ragazzi! Stanno usando la vostra sana, legittima voglia di ribellione per puntellare proprio tutto quello contro cui giustamente vi battete. Vi stanno mandando al macello perché nulla cambi.