lunedì 27 febbraio 2012

STRATEGIA DELLA TENSIONE DA WIKIPEDIA.


Con strategia della tensione ci si riferisce ad una teoria interpretativa che accomuna in un unico disegno politico l'insieme delle stragi e degli attentati terroristici avvenuti in Italia nei decenni successivi alla vittoria alleata della seconda guerra mondiale, con particolare intensità tra il 1969 e il 1984 ma anche - in misura minore - nei decenni precedenti e successivi. Alcune fonti individuano nell'attentato di Piazza Fontana l'atto iniziale del dispiegarsi, in Italia, della strategia della tensione[1], altre fonti la fanno risalire alla strage di Portella della Ginestra, nel 1947[2]. La "strategia della tensione" mantiene uno stretto legame con il fenomeno generale del terrorismo di stato[3] e indica la partecipazione nascosta (o il benestare) di settori dello Stato in azioni terroristiche ai danni del proprio popolo.

L'espressione è stata ripresa dalla traduzione letterale dell'inglese strategy of tension, utilizzata dal settimanale The Observer in un articolo del dicembre 1969[4], per definire la politica degli Stati Uniti, con il fattivo appoggio del regime militare greco, tesa a destabilizzare i governi democratici delle nazioni con particolare valenza strategica nell'area mediterranea, nella fattispecie Italia e Turchia, attraverso una serie di atti terroristici, allo scopo di favorire l'instaurazione di dittature militari.[5]

Indice
·         1 Scopi della strategia
·         3 Prove
·         5 Teorie ed opinioni
·         7 Note
·         8 Bibliografia
·         9 Voci correlate
·         10 Collegamenti esterni

Scopi della strategia [modifica]


Il movente principale sarebbe stato di destabilizzare la situazione politica italiana. In tale ottica, tra i moventi di tale strategia, soprattutto in Italia e nel quadro della Guerra fredda, sarebbe stato quello di influire sul sistema politico democratico, rendendo instabile la democrazia. Vi furono molte ipotesi, che portarono a sospettare i servizi segreti, italiani e stranieri, di aver un ruolo in tale strategia.

La strategia della tensione avrebbe agito attraverso l'infiltrazione in gruppi terroristici, di modo da spingerli a compiere azioni tali da creare allarme e terrore nell'opinione pubblica. In questo modo si sarebbero giustificate reazioni estreme come l'instaurazione di uno stato di polizia, o si sarebbe destabilizzata la posizione dell'Italia nelle sue alleanze.

Un altro metodo della Strategia della tensione era il confezionamento di attentati stragisti congegnati in modo tale da farli apparire ideati ed eseguiti da membri di organizzazioni dell'estrema sinistra o dell'estrema destra, o tramite lo sfruttamento mediatico di attentati effettuati da normali terroristi[6].

Attentati e stragi riferibili alla Strategia della tensione [modifica]

Rispetto alla congerie di azioni violente che hanno caratterizzato la cronaca politica italiana degli ultimi trent'anni, si inscrive nella strategia della tensione il periodico verificarsi di stragi od attentati privi di rivendicazione, tendenzialmente compiuti con esplosivi in luoghi pubblici o mezzi di locomozione di massa:


Le condanne definitive per tali stragi sono poche:


All'inizio degli anni novanta il giudice per le indagini preliminari di Savona Fiorenza Giorgi, nel decreto di archiviazione relativo ad un'indagine su alcune bombe esplose in città tra il 1974 ed il 1975, compie un'analisi degli attentati avvenuti nella prima fase della strategia della tensione, in cui, tra le altre cose, cita le coperture garantite dai servizi italiani ad alcune azioni terroristiche ed all'operato di personaggi come Junio Valerio Borghese. Secondo quanto riportato dal giudice:

« Dal 1969 al 1975 si contano 4.584 attentati, l'83 percento dei quali di chiara impronta della destra eversiva (cui si addebitano ben 113 morti, di cui 50 vittime delle stragi e 351 feriti), la protezione dei servizi segreti verso i movimenti eversivi appare sempre più plateale. »
(Tribunale di Savona, ufficio del giudice per le indagini preliminari, Decreto di archiviazione procedimento penale 2276/90 R.G. pag 23 a 25[11])

Prove [modifica]


Secondo alcuni osservatori[12] sono state raccolte prove di collegamenti tra gli esecutori materiali di tale strategia, sovente individuati in appartenenti a movimenti politici, spesso legati ad ambienti di estrema destra o di estrema sinistra e di strutture afferenti ai servizi segreti civili e militari di quasi tutti i Paesi della NATO, del Patto di Varsavia e persino di Stati neutrali, come la Svizzera. In particolare, fu accertata:

  • l'attiva interferenza di servizi segreti stranieri, con l'addestramento all'estero di terroristi italiani;[13]
  • l'intromissione di servizi stranieri;
  • la fornitura di armi e/o esplosivi da parte di organizzazioni straniere.[14]

Prove di partecipazione esterna a fatti terroristici [modifica]

Ci sono alcune prove accertate di effettiva partecipazione esterna a eventi terroristici. Esse, tuttavia, si riferiscono a fatti assai specifici, riguardanti il Medio-Oriente.

  • Nel 1984 (15 febbraio), su richiesta dell'Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP), con la quale i brigatisti collaboravano da anni, le BR-PCC uccisero a Roma Ray Leamon Hunt, il comandante in capo della Sinai Multinational Force and Observer Group.[15]
  • Sulla fornitura di armi e/o esplosivi da parte di organizzazioni straniere.[14]

Un possibile successo della Strategia della tensione [modifica]

A parere di alcuni l'emanazione da parte dello Stato di leggi repressive, le cosiddette leggi speciali, sia una parziale vittoria della strategia della tensione. Una tale lettura è data anche nel capitolo finale del romanzo la solitudine del manager di Manuel Vazquez Montalban, che alcuni ritengono significativo perché scritto nel 1977 quando anche in Spagna, all'uscita dal franchismo, si verificava una strisciante strategia terroristica sospetta di infiltrazione da parte di apparati di sicurezza statali ostili alla transizione democratica.[senza fonte]

Teorie ed opinioni [modifica]

Per approfondire, vedi la voce P2.

Accanto ad una mancanza di accertamento documentario vi sono molte teorie di varia parte.

La pianificazione di questa strategia politica sotterranea viene attribuita da fonti pubblicistiche e istituzionali (come la Commissione Stragi) ai partecipanti del Convegno dell'Hotel Parco dei Principi organizzato dall'Istituto di studi militari Alberto Pollio nel maggio 1965 avente come tema la "guerra rivoluzionaria". Al convegno che aveva come obiettivo quello di sviluppare una strategia per contrastare l'avanzata delle forze comuniste in occidente parteciparono personalità del mondo imprenditoriale, alti ufficiali dell'esercito, giornalisti, politici ed esponenti neofascisti (tra cui Pino Rauti, Stefano Delle Chiaie e Mario Merlino).

Riportiamo un estratto della relazione delle Brigate Rosse sul loro interrogatorio dell'On. Aldo Moro durante la sua prigionia.

« La cosiddetta strategia della tensione ebbe la finalità, anche se fortunatamente non conseguì il suo obiettivo, di rimettere l'Italia nei binari della "normalità" dopo le vicende del '68 ed il cosiddetto Autunno caldo. Si può presumere che Paesi associati a vario titolo alla nostra politica e quindi interessati a un certo indirizzo vi fossero in qualche modo impegnati attraverso i loro servizi d'informazioni ...
Fautori ne erano in generale coloro che nella nostra storia si trovano periodicamente, e cioè ad ogni buona occasione che si presenti, dalla parte di [chi] respinge le novità scomode e vorrebbe tornare all'antico.
»

Alex Boschetti e Anna Ciammitti nel loro libro "La strage di Bologna"[17] che analizza la strage del 2 agosto 1980 e tutti i riscontri delle indagini, compresi i depistaggi attuati da Licio Gelli, considerano i NAR un punto di snodo nella strategia della tensione insieme con la P2 e la CIA per attuare uno spostamento dell'Italia verso destra con un golpe strisciante aiutato da gran parte dei rappresentanti di governo e servizi segreti (in buona parte iscritti alla loggia coperta P2).

Fu ipotizzato il coinvolgimento della P2 nella Strage dell'Italicus.[18] Alla detta loggia viene inoltre attribuita impronta "atlantica".[19] Destabilizzare per stabilizzare, quindi una presa violenta del Paese così come era teorizzato dal manuale trovato nella valigetta di Gelli[20] "Field Manual" di provenienza CIA che forse finanziò e favorì tale situazione per non permettere l'accesso al governo dei comunisti in Italia, sarebbe stato cioè un coinvolgimento dei servizi segreti italiani, uno dei cui direttori, Vito Miceli, fu arrestato nel 1974.

Gian Adelio Maletti, l'ex capo dell'ufficio D del SID (dal 1971 al 1975), ora cittadino sudafricano e con diverse condanne pendenti in Italia (tra cui quelle relative ai depistaggi dei servizi nelle indagini sulla strage di piazza Fontana) il 4 agosto 2000 rilascia un'intervista[21] al quotidiano La Repubblica in cui parla del coinvolgimento della CIA nelle stragi compiute dai gruppi di destra: secondo Maletti non sarebbe stata determinante nella scelta dei tempi e degli obbiettivi, ma avrebbe fornito ad Ordine Nuovo e ad altri gruppi di destra attrezzature ed esplosivo (tra cui, in base a quanto riferisce Maletti sulle indagini effettuate allora dal SID, anche quello impiegato nella strage di piazza Fontana) con lo scopo di creare un clima favorevole ad un colpo di stato simile a quello avvenuto nel 1967 in Grecia e del fatto che al SID, nonostante questo servizio informasse il governo di quanto scoperto, non fu mai chiesto di intervenire.

Gian Adelio Maletti venne ascoltato il 21 marzo 2001 dal tribunale di Milano, relativamente ai processi su Piazza Fontana (evento per cui era stato condannato nel 1981 per depistaggio). Sulla forma della sua deposizione vi fu uno scontro tra difesa e accusa. La difesa sosteneva che dovesse deporre come teste, quindi sotto giuramento e quindi obbligato a dire la verità. L'accusa sostenne invece che dovesse deporre come imputato e quindi senza giuramento e senza il conseguente obbligo di dire la verità. La corte sentenziò a favore delle tesi dell'accusa. Il Maletti depose quindi come imputato e quindi senza obbligo di attenersi al vero nella sua deposizione.[22] Maletti dichiarò che esisteva una "regia internazionale" delle stragi relative alla strategia della tensione. Su domanda della difesa dichiarò tuttavia di non avere prove da poter mostrare[22]. In un'intervista rilasciata dopo la deposizione Maletti confermerà la sua convinzione che gli Stati Uniti avrebbero fatto di tutto per evitare uno spostamento a sinistra dell'Italia e che simili azioni avrebbero potuto essere state attuate anche in altri paesi.[23] La CIA alcuni mesi dopo respingerà esplicitamente le accuse.

Franco Freda ha smentito le tesi di Maletti, affermando l'autonomia ideologica ed operativa di Ordine Nuovo[24]