mercoledì 15 agosto 2012

LA POLITICA.


Pensieri di alti iniziati: “ Il grosso della plebe, non iniziata ed ignorante, assieme a coloro che sono sorti e saliti da essa vengono avviluppati in dissensi di partito che rendono impossibile qualsiasi accordo anche sulla base di argomenti sani e convincenti. Ogni decisione della massa dipende da una maggioranza casuale o predisposta la quale, nella sua totale ignoranza dei misteri politici, approva risoluzioni assurde seminando in questo modo i germi dell'anarchia. La politica non ha niente di comune con la morale; un sovrano che si lascia guidare dalla morale non è un accorto politico, conseguentemente non è sicuramente assiso sul trono. Chi vuol regnare deve ricorrere all'astuzia ed all'ipocrisia. L'ones e la sincerità, grandi quali umane, diventano vizi in politica. Esse fanno perdere il trono più certamente che non il più acerrimo nemico. Il nostro motto deve essere: "Qualunque mezzo di forza ed ipocrisia!". In politica vince soltanto la forza schietta specialmente se essa si nasconde nell'ingegno indispensabile per un uomo di Stato. La violenza deve essere il principio; l'astuzia e l'ipocrisia debbono essere la regola di quei governi che non desiderano di deporre la loro corona ai piedi degli agenti di una potenza nuova. Il male è l'unico mezzo per raggiungere il bene. Pertanto non dobbiamo arrestarci dinanzi alla corruzione, all'inganno e al tradimento se questi mezzi debbono servire al successo della nostra causa. Il nostro Stato seguendo la via della conquista pacifica ha il diritto di sostituire agli orrori della guerra le esecuzioni, meno appariscenti e più utili, che sono i mezzi necessari per mantenere il terrore producendo una sottomissione cieca. La severi giusta ed implacabile è il fattore principale della potenza dello Stato. Non solo perc è vantaggioso ma altresì per dovere e per la vittoria dobbiamo attenerci al programma della violenza e dell'ipocrisia. I nostri principi sono altrettanto potenti quanto i mezzi coi quali li mettiamo in atto. Questo è il motivo per cui non solo con questi mezzi medesimi ma anche con la severità delle nostre dottrine trionferemo ed assoggetteremo tutti i Governi al nostro Super-Governo. Basta che si sappia che siamo implacabili per prevenire ogni recalcitranza. In tutti i tempi le nazioni, al pari degli individui, hanno preso le parole per fatti perc si contentano di quello che odono e ben di rado si curano di verificare se le promesse siano state adempiute o no. Conseguentemente noi, soltanto per darla ad intendere, organizzeremo delle istituzioni i cui membri dimostreranno e loderanno con eloquenti discorsi le loro contribuzioni al progresso. Per impadronirci della pubblica opinione dovremo anzitutto confonderla al massimo grado mediante la espressione da tutte le parti delle opinioni più contraddittorie affinc i Gentili si smarriscano nel labirinto delle medesime. Ed allora essi comprenderanno che la miglior via da seguire è quella di non avere opinioni in fatto di politica; la politica non essendo cosa da essere intesa dal pubblico ma riservata soltanto ai dirigenti gli affari. E questo è il primo segreto. Il secondo segreto, necessario al successo completo del nostro governo, consiste nel moltiplicare ad un punto tale gli errori, i vizi, le passioni e le leggi convenzionali del paese, che nessuno possa vederci chiaro in simile caos. Quindi gli uomini cesseranno di comprendersi a vicenda. Questa politica ci aiuterà pure a seminare la zizzania in tutti i partiti, a dissolvere tutte le forze collettive, a scoraggiare ogni iniziativa individuale, la quale potrebbe in qualche modo intralciare i nostri progetti. Dobbiamo dare all'educazione di tutta la società cristiana un indirizzo tale che le cadano le braccia per disperazione in tutti i casi nei quali un'impresa domandi dell'iniziativa individuale. Dobbiamo adoperare ogni mezzo per sviluppare la popolari del nostro  supergoverno, presentandolo come il protettore e il rimuneratore di tutti coloro che volontariamente si sottometteranno a noi. Per evitare che i Gentili realizzino prematuramente il vero stato delle cose nasconderemo il nostro piano sotto l'apparente desiderio di aiutare le classi lavoratrici alla soluzione dei grandi problemi economici: questa nostra propaganda viene aiutata in tutto e per tutto dalle nostre teorie economiche. Per riuscire in quest'intento dobbiamo usare molta astuzia e sottigliezza durante le trattative e gli accordi; ma in quello che chiamasi "il linguaggio ufficiale" assumeremo la tattica opposta vale a dire avremo l'apparenza di essere onestissimi e disposti a sottometterci. Così i governi dei Gentili, ai quali abbiamo insegnato a vedere solamente la parte pomposa degli affari, pel modo come glieli presentiamo, ci terranno perfino in conto di benefattori e di salvatori dell'umanità.
Il principale successo in politica consiste nel grado di segretezza impiegato nel conseguirlo. Le azioni di un diplomatico non devono corrispondere alle sue parole. Ricorreremo alle più intricate e complicate espressioni del dizionario della legge allo scopo di scolparci nella eventuali che fossimo costretti a pronunciare decisioni che potessero sembrare eccessivamente audaci oppure ingiuste. Perc sarà sommamente importante esprimere queste decisioni in guisa così efficace che si presentino alle genti come la massima manifestazione di moralità, equi e giustizia. Quando faremo il nostro colpo di Stato diremo al popolo: "Tutto andava in malora; tutto avete sofferto, ma ora noi distruggiamo le cause delle vostre sofferenze; vale a dire le nazionalità, le frontiere e le monete nazionali. Certamente sarete liberi di condannarci ma il vostro verdetto non p esser giusto se lo pronunciate prima di esperimentare ciò che possiamo fare per il vostro bene". Allora il popolo, esultante e pieno di speranza, ci porterà in trionfo. Impediremo agli uomini di cervello di farsi avanti ed il popolo, guidato da noi, non solo li terrà sottomessi ma non permetterà neppure ad essi di manifestare i loro piani. Con tutti questi mezzi creeremo una forza così cieca che non sarà mai capace di prendere una decisione senza la guida dei nostri agenti incaricati di guidarla. La plebe si sottometterà a questo stato di cose percsaprà che dal beneplacito di questi capi dipenderanno i suoi salari, i suoi guadagni e tutti gli altri benefizi. Provvedimenti di questa specie ci metteranno in grado di sopprimere a poco a poco quei diritti e quelle concessioni che fossimo stati costretti ad accordare da principio nell'assumere il potere. Tali concessioni dovremo introdurre nella costituzione dei governi per mascherare l'abolizione graduale di tutti i diritti costituzionali quando giungerà il momento di cambiare tutti i governi esistenti sostituendovi la nostra autocrazia. P darsi che il riconoscimento del nostro autocrate avvenga prima dell'abolizione delle costituzioni. Vale a dire che il riconoscimento del nostro regno avrà inizio dal momento stesso che il popolo, scisso dai dissensi e dolorante per il fallimento dei suoi governanti griderà: "Destituiteli e dateci un autocrate che governi il mondo, che ci possa unificare distruggendo tutte le cause di dissenso, cioè le frontiere, la nazionalità, le religioni, i debiti dello Stato, un capo che ci possa dare la pace ed il riposo che non abbiamo sotto il governo del nostro sovrano e dei nostri rappresentanti “.