mercoledì 15 agosto 2012

MANIPOLAZIONI DI MASSA.


Come riportano i manuali di guerra psicologica militari, quando si vuole raggiungere un obiettivo che in situazioni normali la popolazione non accetterebbe, si deve creare una crisi ed agire con armi psicologiche sulla massa.
Secondo i manuali militari di guerra psicologica per causare la crisi si deve innanzitutto esasperare o creare dei bisogni che provochino insicurezza, rabbia e paura nella popolazione.
Create queste condizioni l'operatore di guerra psicologica deve poi impedire, per un certo tempo, che la popolazione possa soddisfare i propri bisogni creando così frustrazione.
La rabbia, insicurezza, frustrazione e paura per il futuro così creata nella popolazione deve, quindi, essere indirizzata, controllata e gestita per raggiungere l'obiettivo prefissato.
Per poter far ciò l'operatore deve, innanzitutto, indicare un nemico a cui attribuire la colpa della crisi in corso e su cui catalizzare tutta l'attenzione, energia e sentimenti della massa.
Questo al fine di raggiungere due risultati:
1. impedire che la massa possa concentrarsi sull'obiettivo che vuole essere raggiunto e contrastarlo;
2. fruttare quella rabbia e frustrazione per creare risentimento nella società e, quando necessario, scatenare scontri violenti per terrorizzare la popolazione e farle chiedere e desiderare la soluzione proposta, che altro non è che l'obiettivo che l'operatore di guerra psicologica deve raggiungere.
Per indicare un nemico e scatenare risentimento nei suoi confronti l'operatore di guerra psicologica utilizza, innanzitutto, la propaganda. L'importante è che la gente sia concentrata su un nemico, e non sull'obiettivo che l'operatore vuole raggiungere.
Indicato un nemico, alimentato l'odio nei suoi confronti, molte persone, definite dall’ agente dei servizi segreti Guido Giannettini "Utili Idioti" o dallo psicologo Luigi Zoja “persecutori ingenui”, proseguono da sole ed inconsapevolmente a creare slogan, simboli, locandine contro il nemico indicato.
Finita la fase della preparazione, indicato alla massa il nemico e trovato persecutori ingenui che aiutino nella diffusione della rabbia e della frustrazione l'operatore di guerra psicologica che vuole indurre la massa all'azione fa leva su una delle più forti motivazioni alla violenza: l'ipocrisia del nemico: “...ciò che più di tutto provoca la violenza è l'ipocrisia. Ci indigniamo e vogliamo prendere provvedimenti. Vogliamo raddrizzare le cose e contrastare le ingiustizie palesi “.
A questo punto la massa è pronta. La violenza può essere innescata con facilità in qualunque momento e la popolazione atterrita dagli scontri sarà portata ad accettare qualsiasi cosa le si proponga per tornare alla tranquillità, permettendo così all'operatore di raggiungere l'obiettivo che si è prefissato.
Le persone, o gruppi, o popoli che di volta in volta vengono indicate come nemici di cui sbarazzarsi per risolvere il problema non sono altro che falsi bersagli. Indicare un nemico ha la funzione di distrarre la popolazione perché non si concentri sul problema e possa vedere la soluzione.
Chi manovra i fili della guerra psicologica e fomenta la violenza lo fa per ottenerne un vantaggio a scapito della popolazione ed utilizzando come esercito la popolazione stessa.