lunedì 10 settembre 2012

A COSA SERVE LA CRISI FINANZIARIA 2 DI PAOLO FRANCESCHETTI.


1. Premessa.
Tra settembre e ottobre, a dispetto delle rassicurazioni del nostro presidente del consiglio, ci aspetta, pare, una ripresa della crisi, che diventerà sempre più grave per avere il massimo picco nel 2011 - 2012.

Di questi giorni poi è la notizia che nelle scuole hanno diminuito in modo drastico le cattedre, e quindi pare che salteranno circa 100.000 posti di lavoro in tutta italia. Il che è come dire che ci saranno 100.000 persone a spasso, in Italia, che non lavoreranno. Persone che hanno studiato anni, spesso si sono specializzate facendo le famose SSIS (ovvero le scuole di specializzazione per l'insegnamento) pagate a caro prezzo, si ritroveranno lo stesso a girarsi i pollici.

Nel nostro precedente articolo sulla crisi finanziaria ci eravamo occupati dei motivi che hanno provocato questa situazione, soffermandoci sulle dinamiche strettamente economiche; in altre parole avevamo individuato a chi giova, nell’immediato, il tracollo finanziario dei mercati occidentali.

Tuttavia c’è un’altra ragione, meno immediata e meno visibile ma ancora più valida della precedente.
Vediamo quale è questa ragione, non prima però di aver fatto alcune osservazioni.



Avevamo detto che la crisi finanziaria serve essenzialmente ad arricchire i banchieri, perché il fatto che il denaro non valga più nulla (a seguito degli accordi di Bretton Woods del 1944), unitamente al fenomeno dell’acquisizione di beni reali in cambio di beni fittizi, in ultima analisi giova esclusivamente ai proprietari delle grandi banche mondiali e delle multinazionali. E’ un meccanismo che avevamo già descritto e su cui ora non torneremo, che potremo definire “redistribuzione delle ricchezze”. In pratica a seguito della crisi ci sarà una redistribuzione delle ricchezze del pianeta, perché il denaro varrà poco più della carta straccia, e chi aveva basato la sua vita sull’accumulazione del denaro o di prodotti derivati da esso, si ritroverà con un pugno di mosche in mano; in compenso invece conserveranno valore i beni reali (terreni, case, oro, pietre preziose).
Alla fine, essendo la nostra economia basata prevalentemente sul debito, l’effetto ultimo della creazione delle crisi finanziaria, sarà che i privati avranno perso molti dei loro beni per l’impossibilità di coprire i costi dei mutui, e quindi coloro che avranno guadagnato da tutta questa operazione saranno coloro che si ritroveranno proprietari di terre, case, beni di valore, ecc…
In poche parole chi si avvantaggera´da questa situazione sono i grandi gruppi di potere economico.

Tuttavia la logica porta a cercare anche altri motivi a questa crisi.

Le grandi multinazionali e le grandi banche infatti, sono già, di fatto, proprietarie della maggior parte delle ricchezze del pianeta. Poche famiglie, non più di una ventina in tutto, controllano direttamente o indirettamente oltre la metà dei beni della terra e per acquisire l’altra metà non occorre provocare una crisi finanziaria; le grandi multinazionali sono già proprietarie, nella stragrande maggioranza dei casi, delle minierie di diamanti e pietre preziose dell’africa e dell’Asia; le cosiddette sette sorelle hanno il monopolio dell’energia del pianeta, non permettendo alle energie alternative di svilupparsi; controllano di fatto la maggior parte degli stati asiatici, africani, e dell’america latina, mediante governanti compiacenti, allineati, corrotti, o semplicemente incapaci di reagire alla strapotenza del mondo occidentale e dei suoi diktat.
Le grandi superpotenze economiche sono così ricche che potrebbero tranquillamente acquistare tutto il rimamente in modo leciti o illeciti.
Allora…. Perché provocare una crisi finanziaria di questa portata?


Solo per acquistare altri beni, a seguito del fallimento di molti privati e molte aziende?


2. Due parole sul sistema fiscale (la prima parte già pubblicata in precedenza)
La ragione delle crisi è la stessa che regge il sistema fiscale dissennato che abbiamo. Un sistema fiscale assurdo, che però ha una ragione molto profonda. Ripeto qui quello che ho detto nell’articolo sul sistema in cui viviamo con alcuni correttivi.
Il sistema di tassazione deve essere vessatorio e non ci sarà mai un governo che ridurrà le tasse veramente. I soldi, infatti, in realtà ci sono, ma vengono dispersi decuplicando il costo delle opere pubbliche, finanziando società inesistenti grazie all’aiuto della CE, creando fondi neri, spendendo miliardi di euro per una sanità malata.
Il vero scopo del sistema di tassazione attuale, però, non è quello di reperire fondi da spartire tra le elite (ne hanno già a sufficienza senza dover rubare anche pochi spiccioli al cittadino comune) ma quello di costringere il cittadino a non alzare mai la testa; lo scopo è cioè quello di farlo lavorare dodici ore al giorno per sopravvivere. Se non avrà troppo tempo libero, non avrà tempo per riflettere, informarsi e svegliarsi.
Ecco quindi che appena il livello economico della popolazione inizia ad innalzarsi, sopravviene una nuova crisi economica, una nuova necessità finanziaria per cui lo stato chiede nuovi sacrifici…Quello che non ci dicono mai, infatti, è che il 99 per cento dei nostri soldi va allo stato, e quindi non è con un aumento delle tasse che migliorano le condizioni di vita generali, né è in questo modo che lo stato si procura una maggiore disponibilità di risorse. Le tasse infatti non sono il 40 o il 50 per cento, a seconda dell’aliquota. Le tasse coprono invece quasi il 100 per cento dei guadagni dei cittadini. Se sembra assurdo, proviamo a fare questo ragionamento. Se un cittadino guadagna 1000 euro, 300 le da immediatamente allo stato. Ne rimangono 700 che può spendere come vuole.
Queste 700 verranno usate per acquistare dei beni, quindi verranno date ad altri cittadini. Questi cittadini, su queste 700 euro, pagheranno un altro 30 per cento di tasse, quindi ne rimarranno 490. Che verranno utilizzate per acquistare altri beni da altri cittadini che pagheranno altre tasse. Aggiungiamo che ogni bene è gravato da IVA. Cioè un’imposta all’origine che grava i beni di ulteriori carichi fiscali.
Facciamo un esempio con una parcella emessa da un professionista (medico, avvocato, notaio, ecc..). Lo stato ti dice che la tua aliquota è del 50 per cento. Ma è falso. Perché quando io faccio una fattura da 1000 euro, il 50 per cento va in tasse, ma il 20 per cento è l’Iva, a cui si aggiunge l’IRAP (circa il 4 o il 5 per cento) e la Cassa (che per noi avvocati è il 10 per cento). Il che significa che di quelle 1000 euro ce ne rimangono in tasca 200 o 300 circa. Quindi in merito al problema delle tasse sono due le balle che ci raccontano:


1) è falso che il prelievo fiscale, sia del 30, 40 o 50. Il prelievo (quando si calcola Iva, imposte locali e casse) è comunque dal 70 all’80 per cento, a seconda delle aliquote.
2) Quando il cittadino acquista un bene, lo acquista comunque giù gravato da Iva (che, ricordiamolo, fino a qualche anno fa per certi beni era il 40 per cento). E ciò che va allo stato è molto di più anche di quell’ottanta.
E’ una somma molto vicina al 100 per cento.
In pratica tutto ciò che produciamo finisce nelle tasche dello stato, tranne quel poco che uno riesce a risparmiare e mettere da parte senza farne alcun uso. In sostanza: solo i soldi non utilizzati rimangono a noi e non vanno allo stato. Quelli messi in circolazione prima o poi finiscono nelle casse statali.
Insomma, quando lo stato aumenta quindi le tasse del 2 per cento, non incassa realmente quel 2 per cento. Perché il cittadino, guadagnando il due per cento in meno, acquisterà meno beni, e quindi il risultato è che ad un’entrata da una parte, corrisponde un’uscita dall’altra.
Ne consegue che quello che ci raccontano, sulla necessità di aumentare le tasse per far entrare più soldi nelle tasche dello stato, è una balla colossale.
Allo stato va già quasi tutto. L’aumento dell’imposizione fiscale serve unicamente per vessare il cittadino affinché non possa mai godere una vita di reale benessere.
Inoltre un sistema così congegnato aumenta le aree di illegalità e di evasione, quindi si traduce in una ulteriore perdita economica per lo stato.

Che la vera ragione del sistema fiscale non sia quella di reperire fondi, lo dimostra un fatto emblematico. Sotto il governo Prodi venne fuori lo scandalo (di cui ovviamente i media non hanno più riparlato) dei 98 miliardi di euro che i monopoli dello stato dovevano incassare dai gestori di video games e slot machine. Sono state accertate 98 miliardi di euro di evasione, pari a quasi 200.000 miliardi di lire. Il costo di diverse finanziarie. Una somma che si potrebbe (e dovrebbe) recuperare in poco tempo, ma che il governo si guarda bene dal recuperare. Basterebbe una semplice operazione coordinata dalla guardia di finanza per ottenere in poche settimane un somma che consentirebbe allo stato di respirare per due o tre anni senza drenare altro ai cittadini.
Tant’è che l’8 luglio di quest’anno il deputato del Partito Democratico Alberto Fluvi ha presentato un'interrogazione a risposta immediata in Commissione Finanze della Camera per sapere dal Ministero dell'Economia e Finanze "quali misure abbia adottato o intenda adottare in ordine alla presunta, imponente evasione d'imponibile nel settore delle slot machine, eventualmente valutando le ipotesi, prospettate nella richiamata relazione della commissione ministeriale, di ridurre l'aliquota del Preu, di introdurre il divieto per i gestori di assumere la veste di concessionari, nonché di utilizzare la Sogei per effettuare controlli sui dati di gioco, l'imposta conseguentemente dovuta e quella effettivamente dichiarata e versata, e se, considerata la dimensione del problema, non ritenga opportuna una correzione della struttura organizzativa dell'Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato, che preveda, a tutela della stessa amministrazione, l'istituzione di una struttura di audit centrale analoga a quella presente in tutte le Agenzie fiscali.

Ma noi sappiamo benissimo quali misure adotterà il governo. NESSUNA.
In conclusione. Non sono i soldi di cui ha bisogno il governo. Il governo ha bisogno di schiavi che tengano la testa bassa per lavorare dodici ore al giorno e che non si informino, non pensino, non si evolvano.

3. E torniamo alla crisi finanziaria.
Dunque, le ragioni della crisi finanziaria sono le stesse che valgono per il sistema fiscale, ovverosia abbassare le aree di benessere della popolazione.
Con l’aumentare delle aree di benessere, infatti, aumentano le persone che si informano, che hanno tempo per pensare, che possono fare collegamenti pericolosi. E hanno piu´ tempo per organizzarsi in associazioni che possano contribuire alla vita democratica del paese.
Al contrario, in una situazione di crisi la gente ha meno tempo per riposarsi, pensare, crescere…. Chi lavora dodici ore non ha tempo per fermarsi a riflettere e allora i telegiornali, i giornali, ecc…, è costretto a guardarli di sfuggita, distrattamente, e senza relazionare tra loro fatti il cui legame è invece evidentissimo.
Se le persone avessero tempo per pensare e riflettere succede questo:
- delitto di Bagno a Ripoli; Lapo Santiccioli uccide la fidanzata, e poi si suicida con tre coltellate sul collo. Non ci sono tracce di sangue della ragazza sul suo corpo, perché dopo averla uccisa si sarebbe lavato e poi si sarebbe suicidato. Tre coltellate sul collo - si domanderebbe il cittadino che ha tempo per pensare - ? Ma come fa uno a suicidarsi con tre coltellate sul collo? E poi perché hanno archiviato subito la cosa anche se non c’erano tracce di sangue sul corpo del ragazzo?

- Tò… è stato realizzato in pieno il programma della P2. Lo trovate qui.
http://www.misteriditalia.it/loggiap2/ilpiano/P2%28piano%29.pdf
Controllo dei giornali, separazione delle carriere nella magistratura, controllo dei mass media, abolizione monopolio RAI, riforma dei rapporti stato-regione, ecc…. E, caso strano, coloro che erano nelle liste della P2 oggi sono ai vertici del potere statale. Ma non sarà che…


- Come mai il primo atto del governo Prodi, al momento dell’insediamento, fu quello di nominare sottosegretario alla camera un ex terrorista che aveva scontato anni di galera per l’assassinio di un poliziotto? Si trattava - disse Bertinotti, il leader dei poveri - di un cittadino che aveva pagato il suo debito con la giustizia, quindi poteva tranquillamente stare in una posizione di potere politico. Ma non sarà che c’è un collegamento tra terrorismo e istituzioni? Non sara´che la sinistra di Bertinotti aveva in qualche modo agevolato, se non peggio, quel terrorismo che a parole diceva di non volere. E soprattutto il cittadino si domanderebbe: ma come cazzo e´stato possibile che sia stato eletto un soggetto del genere? Non sara´che la legge elettorale e´una fregatura?


- Perché non recuperano i 98 miliardi dai gestori di slot-machine, ma in compenso se un barista non fa uno scontrino di due euro gli rifilano una multa che questo se la ricorda finchè campa?


- Come mai lo stato permette grandi illegalità a cielo aperto, ospedali iniziati e mai costruiti, strade iniziate e mai costruite ma poi se un cittadino qualunque cambia il tipo di fari montato sull’auto, o costruisce un garage abusivo, patisce conseguenze pesanti?



Queste sono le domande che si farebbe il cittadino che avesse tempo per riflettere, pensare, collegare, senza l´ossessione di arrivare a fine mese.
Questa crisi finanziaria poteva essere evitata. Poteva essere evitata in molti modi. Prima di tutto perchè erano anni che i "complottisti" andavano dicendo che ci sarebbe stata una crisi finanziaria.

Quando Disinformazione nel 2002 diceva che nel 2006 ci sarebbe stato il collasso economico, Pamio (il direttore di Disinformazione) veniva accusato di essere un paranoico complottista.

Ma la verità era che nei centri del potere economico e finanziario queste cose erano risapute.

Una persona che conosco, dirigente di banca, mi ha detto "certo che tutti noi sapevamo... gli esperti di finanza non potevano non accorgersi che i prodotti finanziari piazzati dalle banche erano un flop... un collage di nulla destinato a far saltare il sistema. Così come oggi, le rassicurazioni sulla ripresa sono ridicole, e chi è esperto lo sa, perchè un'economia che piazza prodotti finanziari pari a sei volte il prodotto interno lordo DEL MONDO INTERO, prima o poi è destinato a crollare, perchè vuol dire che le banche stanno piazzando è un prodotto vuoto, senza sostanza e che prima o poi ci sara´un botto di proporzioni clamorose".

La crisi quindi poteva essere evitata con un maggiore controllo dei prodotti finanziari da parte delle banche, con una riappropriazione da parte dello stato della capacità di battere moneta (ricordiamo che oggi lo stato NON batte moneta, perchè questa è emessa dalle banche centrali e dalla BCE, che NON sono sotto il controllo dei governi, e NON dipendono dai governi, ma dalle grandi banche d'affari mondiali).

Ma non è stata evitata.

Nè è stata annunciata, dai governi. Eppure Prodi, solo per fare un esempio, era un economista... avrebbe potuto e dovuto capirlo, ed era suo preciso dovere istituzionale avvertire i cittadini.

Il punto è - lo ripetiamo - che vero scopo della crisi finanziaria è impedire che i cittadini possano un giorno alzare la testa, e riflettendo si accorgano di essere degli schiavi al servizio dei padroni. Le banche e la grande industria. E questa crisi, ovviamente, aumenterà lo stato di sudditanza dei cittadini nei confronti dei “padroni” perchè aumenteranno le persone che andranno a raccomandarsi dal politico, dall’amministratore, dal potente di turno.

La crisi finanziaria non ha altro scopo che renderci ancora più schiavi.
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4. Come ti elimino il rompicoglioni (ovvero colui che non si adegua al sistema).
La cosa non deve stupire piu´di tanto. E´dall´antichita´che chi governa cerca di mantenere in uno stato di soggezione i sudditi mediante i sistemi piu´diversi. Panem et circenses, diceva il poeta Giovenale, intendendo dire che per tenere soggiogata la popolazione e´sufficiente dargli un po´di pane e farla divertire con il circo.


In periodo Borbonico, a Napoli, l´espressione divenne "feste farina e forca", ma la sostanza era la stessa.
Attualmente i metodi usati per rendere la popolazione una massa di pecore fedeli al potere, sono gli stessi di un tempo; al posto del circo abbiamo la televisione, i media, il calcio, e tutti i miti creati dalla societa´consumistica.

Pochi si rendono conto pero´, che uno degli strumenti piu´formidabili per controllare le masse e´proprio il sistema fiscale e l´attuale crisi finanziaria. Perche´ l´ínformazione puo´essere manipolata quanto si vuole, ma ci sara´sempre qualcuno che capira´l´inganno; le leggi possono essere repressive quanto vogliono, ma per quanto esse siano dure, ci saranno sempre degli spiragli che consentiranno alle persone piu´intelligenti di reagire; ed inoltre, quando le leggi superano una certa soglia di durezza e diventano intollerabili, ci sara´sempre qualcuno disposto a ribellarsi e pagare con la vita la sua ribellione.
L´unica cosa a cui non e´possibile porre rimedio e´la carenza di beni necessari per la sussistenza. Se la persona viene privata dei beni essenziali, per quanto possa essere consapevole, informata, e intelligente, il suo obiettivo principale diventera´sopravvivere, e quindi diventa inoffensiva per il sistema, anche perche´spesso, pur di sopravvivere, scendera´a compromessi con i potenti di turno, specialmente se ha figli.
Aumenteranno cioe´le persone che saranno disposte a rivolgersi al politico di turno, che accetteranno condizioni disumane o patti moralmente illeciti, pur di avere un lavoro.

In altre parole. Noi viviamo in un´illusione di democrazia. Una vera democrazia implicherebbe il governo del popolo ma invece sappiamo bene che non abbiamo alcun potere, neanche di scegliere i nostri governanti. Il mezzo migliore per imporre una dittatura non e´la forza (perche´prima o poi qualcuno si ribellera´) ma dare al popolo l´illusione di essere libero, e quindi creare una dittatura mascherata, facendo si´che la gente chieda esattamente quello che i potenti vogliono imporre.

Non ci si ribella a qualcosa di cui non si sospetta l´esistenza e in questo modo il controllo sulla popolazione puo´andare avanti all´infinito.

Ed e´tempo di rendersi conto che il mezzo di controllo piu´potente e´, appunto, il sistema fiscale e finanziario, che puo´essere riassunto cosi´:
1) sistema fiscale ai limiti della tollerabilita´, in modo che ciascuno lavori dodici ore al giorno per poter sopravvivere;
2) leggi fiscali e controlli strutturati in modo tale che sia impossibile mettersi in regola, di modo che i controlli fiscali siano diretti a vessare il cittadino (a cui verra´controllato l´emissione di uno scontrino da due euro) e a favorire i potenti (non verranno mai richiesti i 98 miliardi di euro ai gestori di video-games);
3) sistema economico che garantisca sempre un´alta percentuale di disoccupati, e un´alta percentuale di lavoratori che vivano al livello di sussistenza.

Se, nonostante tutti gli sforzi, il benessere aumenta (il che e´inevitabile perche´ogni societa´tende naturalmente, nel lungo periodo, a migliorare le sue condizioni di vita) si crea una bella crisi finanziaria... e voila´... l´equilibrio e´ristabilito.

In pratica, negli stati dittatoriali in cui la dittatura e´conclamata si usano le uccisioni di massa per eliminare i possibili dissidenti.
Nella nostra "democrazia" si usano le tasse e la crisi finanziaria. Gli eventuali dissidenti che non venissero resi innocui con questo sistema, perche´troppo in vista, troppo potenti, o troppo vicini al sistema per non capirlo fino in fondo, avranno un incidente d´auto come Rino Gaetano, un malore improvviso come Berlinguer (che peraltro qualche anno prima si salvo´per miracolo proprio da un incidente d´auto); oppure si suicideranno, come Luigi Tenco. Oppure, quando la tesi del suicidio o dell´incidente sarebbe cosi´ridicola che pure Emilio Fede, Mentana, e Liguori si rifiuterebbero di accettarla, arrivera´un pazzo isolato e fara´fuoco, come accadde a Gandhi, Martin Luther king, Jonh Lennon, Jonh Kennedy o Papa Giovanni Paolo II.
La gente sara´troppo occupata a far quadrare i conti di casa per capire che si tratta di omicidi programmati dal sistema.


A COSA SERVE LA CRISI FINANZIARIA DI PAOLO FRANCESCHETTI.


1. Premessa
Come tutti sanno questo blog parla di argomenti vari, Mostro di Firenze, Moby Prince, Ustica, Moro, ma tutti accomunati da un nesso comune. La massoneria. Cosa c’entrano questi argomenti con il crack finanziario? C'entrano. C'entrano. Se avrete la pazienza di seguirmi per un po’ ve lo chiarisco, cercando di spiegare il motivo di questo crack finanziario quasi globale, che è solo prodromico ad altri ancora peggiori, questa volta globali. Cercheremo di capire cioè chi l’ha innestato e perché. Ho iniziato a capire la potenza della massoneria e i suoi fini, non da complottista fissato, non da appassionato di gialli ed esoterismo. I complotti non mi avevano mai interessato e non ho mai avuto fiuto per i rebus o per i gialli. Certo, avevo intuito che dietro tutte le morti sospette nei testimoni dei processi, dietro agli infarti, agli incidenti, c’era qualcosa di potente. Avevo intuito che se tutte le stragi italiane erano rimaste impunite qualcuno manovrava dall’alto. Ma non avevo capito chi c’era dietro, e soprattutto non avevo capito perché. Poi ho iniziato a capire, dopo l’inchiesta Cordova, la potenza della massoneria, cioè una forza in grado di legare tra sé, e subordinare ad essa, mafie, servizi segreti, e poteri illeciti vari. Fin qui OK. Ma restava una domanda… Se esiste un’organizzazione così potente da condizionare la politica degli Stati, organizzare guerre, organizzare stragi e farla sempre franca, uccidere tutti coloro che si oppongono al sistema, qual è il fine ultimo di questa organizzazione? Il fine era quello che mancava.
Poi ho capito.
2. Il sistema.
Ho iniziato a capirlo studiando le leggi del sistema bancario. Studiando - da giurista e non da esoterista – il mondo delle banche, il suo funzionamento e i suoi riflessi sulla vita di tutti noi cittadini. Banca d’Italia, BCE, Fondo Monetario internazionale… E ho capito che è quello il cuore di tutti problemi: il mondo bancario. Vediamo di riassumere i punti salienti della mia ricerca:

1) Anzitutto una prima anomalia che si palesa subito a chi studia l’argomento, è il funzionamento della Banca D’Italia e della BCE. La Banca d’Italia è per il 95 per cento in mano ai capitali privati, ovverosia Intesa-San Paolo, Generali, Monte dei Paschi di Siena, ecc…. La quota più rilevante è quella di Intesa San Paolo che è una vera e propria quota di controllo. Quindi ecco un primo grosso problema della politica e finanza italiane: la moneta non viene emessa dallo stato, ma dalla banche private; il controllo della moneta e degli istituti di credito è in mano alle banche private e non allo stato. Cioè i controllati si controllano da soli.
Questo significa una cosa sola: che sono le banche a governare il paese, e non la politica, e che i politici sono asserviti ai banchieri e agli imprenditori. Ciò è confermato dalle leggi che disciplinano le banche, ove è evidente che il governo non ha nessun potere su Banca D’Italia, né di controllo né di nomina degli amministratori.
2) La seconda anomalia è europea. Noi dipendiamo dalla BCE. E la BCE è un istituzione indipendente dalla Comunità europea, con più poteri addirittura dello stesso parlamento europeo. Gli amministratori della BCE son svincolati dai governi, non rispondono praticamente a nessuno e godono addirittura di immunità superiori a quelle, già corpose, dei parlamentari europei.
In poche parole: la finanza europea dipende dalla BCE.

3) La cosa che salta agli occhi è che la Banca d’Inghilterra ha il 17 per cento del capitale della BCE. Ma l’Inghilterra è fuori dall’euro, quindi non ha senso che una nazione straniera fuori dal circuito dell’euro possa controllare i destini dei paesi dell’area Euro. Ora, se i geni dell’anticomplottismo saltano subito su a precisare che quel 17 (superiore pure alle quote italiane, francesi, spagnole) è solo formale, basta un minimo di intelligenza per capire che un’istituzione come la Banca d’Inghilterra non si insedia certo in un organismo importante e potente come la BCE solo formalmente. In realtà “sostanzialmente” le banche inglesi hanno un potere enorme sulle banche europee. Vediamo come.

4) Facendo una breve ricerca che chiunque può fare da solo su Internet, risulta che il vertice della massoneria mondiale, il vertice UFFICIALE, è nella corona inglese. Ora, siccome la corona inglese nomina i dirigenti della Banca d’inghilterra (è sufficiente controllare sul sito ufficiale della banca) ne consegue che la Banca d’Inghilterra è controllata dalla massoneria. E questo non lo diciamo noi, ma lo dicono i siti ufficiali di queste istituzioni.

5) Considerando l’importanza e la potenza della massoneria a livello mondiale ci vuole poco a capire quindi chi, veramente, detiene il potere nella BCE, e per quale motivo i vertici della BCE non rispondono penalmente e civilmente neanche nei confronti del parlamento europeo. Ma la vera anomalia non è neanche questa.

6) La cosa più assurda è che controllando il flusso degli investimenti delle banche italiane, si nota che molte, tante, troppe azioni e troppi milioni di euro, sono investiti in… banche inglesi e americane. Barclays, Rockfeller, Morgan Stanley, ecc., creando un conflitto di interessi pauroso. In altre parole, il nostro destino è legato a filo doppio alle sorti delle banche inglesi e americane. In questo modo si crea però un conflitto di interessi, perché le leggi o le manovre finanziarie che rafforzano l’Euro danneggiano le altre monete, ma rafforzando la nostra moneta paradossalmente allo stesso tempo danneggiamo anche le nostre banche e i nostri investimenti, e viceversa. Analizzando quindi i flussi di capitali e la ricchezza ci si accorge che tutto il potere del mondo è concentrato in poche mani, di pochi gruppi bancari e industriali il cui destino è legato a filo doppio dalle stesse vicende. A questo punto si capisce perché la politica sia assoggettata alle banche e perché chi prova a toccare le banche muore. Si capisce cioè perché, gira e rigira, tutti quelli che si sono avvicinati alla massoneria e/o alle banche sono morti, da Falcone, ad Ambrosoli, a persone meno conosciute come Arrigo Molinari che avevano provato a portare alla luce il problema del Signoraggio (Arrigo Molinari che, ricordiamolo, morirà in un lago di sangue, secondo il copione più classico dei delitti della Rosa Rossa, in una data il cui valore numerico è, non a caso,7).
Ma ancora non si capisce il fine di tutto ciò. Controllare tutto va bene. Ma perché? Studiando i meccanismo del sistema bancario la cosa appare chiara e risulta evidente il motivo della crisi di questi giorni. Anche qui occorre procedere per punti.

1) Le banche prestano denaro virtuale ed inesistente a fronte di beni reali. Spieghiamo meglio. Per prestare denaro una banca non fa alcuna fatica, deve solo scrivere una cifra sullo schermo di un PC. Si digita: 1.000.000.000 di euro e voilà… come per magia la banca ha prestato un miliardo di euro. Quando l’azienda, il privato, o lo stato estero, non possono restituire, la banca fa un’operazione molto semplice: chiede all’azienda mezzo miliardo di azioni in cambio dell’azzeramento del prestito; chiede al privato i suoi beni in cambio dell’azzeramento del prestito; oppure chiede allo stato estero del terzo mondo una miniera di diamanti, di oro, ecc…. Non è un caso che la maggior parte delle miniere di diamanti dell’Africa siano di proprietà di banche europee. Il meccanismo è semplice: se Tizio non può pagare un debito di 100, la banca si accontenta di un bene che vale 50. Tizio ci guadagna. La banca, contabilmente, ci rimette. In realtà, dal punto vista reale, la banca non ha perso nulla, ma al contrario ha guadagnato una miniera, il controllo di una società, i beni di Tizio. Cioè in altre parole la banca non ha perso nulla, tranne una cifra scritta sullo schermo di un PC; ma in cambio ha acquistato petrolio, diamanti, oro, terreni, case. Ricordiamoci poi che da Bretton Woods in poi, nel 1944, il sistema bancario mondiale non è più vincolato all’oro, ma è poco più che carta straccia. Il suo valore infatti è dato da un complesso di calcoli e di variabili che in sostanza fanno dipendere il suo valore dalla fiducia che in un dato momento il mondo accorda a quella moneta. La banca cioè (o il suo prestanome) a fronte di un esborso pari a 0, acquista beni reali, diamanti, oro, terreni, case, società. Inoltre, allo stato attuale, non esiste neanche una quantità di cartamoneta sufficiente a coprire tutti i conti correnti e i debiti della banche. Questo significa che se domani tutti i risparmiatori si recassero a prelevare contanti, in circolazione non ci sarebbe neanche un numero di monete sufficiente a restituire il tutto. Il denaro, in altre parole, è diventato meno che carta straccia. E’ diventato un numero scritto sullo schemo di un PC. Quindi è sbagliato dire che la banche “falliscono”. Fallimento implica l’idea di sconfitta. Sarebbe più corretto dire che la banca “termina il suo lavoro”. Quando la banca fallisce, in realtà non fallisce affatto, ma ha completato la sua opera: che è quella di acquisire beni reali a fronte della cessione di beni inesistenti. Avere un bilancio in passivo, per una banca, equivale ad avere in mano un documento con calcoli e cifre… ma avere in mano anche beni materiali di ingente valore acquistati per poter arrivare a questo buco di bilancio.

2) L’altro strumento di questa immensa operazione è stato il fenomeno delle privatizzazioni. Ci avevano detto che la privatizzazione serviva per rendere più efficiente il sistema dell’energia, il telefono, l’acqua, tutto. All’inizio ci avevamo creduto. Ma oggi abbiamo capito che non è così. Telecom è più inefficiente di prima, quando la società si chiamava SIP. Mentre l’Enel, in questi anni, ha moltiplicato gli “errori” sulla bolletta e sui contatori, che sono all’ordine del giorno e si traducono una truffa sistematica ai danni dei cittadini, con un meccanismo che prima, quando questi enti erano in mano statale, non accadeva. Per non parlare delle società di riscossione delle tasse degli enti locali, che diventano private. Cioè si affida un servizio pubblico impositivo ad un ente privato che mediante le cosiddette cartelle esattoriali pazze, incamera illegalmente milioni di euro. Come poi sappiamo, è in atto un processo di privatizzazione degli altri servizi pubblici essenziali, come l’energia e l’acqua. E chi controlla l’acqua, l'energia e il cibo, controlla il pianeta.

3. Conclusioni 
Studiando il sistema bancario, si spiega la ragione dell’intoccabilità delle banche. Ecco perché nessun partito, da destra a sinistra, salvo pochissime eccezioni, ha sollevato il problema. Neanche i paladini dei poveri come Rifondazione Comunista lo hanno fatto; né i paladini del nazionalismo e della forza dello stato, lega e AN, hanno denunciato questo stato di cose. Perché la parole d’ordine della politica è occuparsi di temi solo secondari, dall’aborto ai Pacs. Ma mai, in nessun caso, occuparsi della banche (che poi significherebbe risanare il bilancio dello stato e evitare il crack economico e finanziario). Da queste leggi, e dalla situazione economica e finanziaria, si risale al gruppo Bilderberg., alla P2, alla Rosa Rossa e a tutto il resto. Rosa rossa che è il cuore del potere bancario, finanziario, e politico. E allora non ci si stupisce più del motivo per cui, ad esempio, si trova il simbolo della rosa non solo nei simboli dei partiti; ma lo stilema di una rosa, compare nel sito di una delle istituzioni bancarie più importante del mondo, Euroclear (l’ex Cedel). E non deve stupire che tale stilema, in quel sito, sia immerso nel colore rosso, che altro non è che il lago di sangue che è stato versato in tutti questi decenni per arrivare alla situazione attuale; una situazione che è stata preparata con cura nei decenni, dai politici e dai finanzieri, in un legame indissolubile in cui nessuno poteva fare a meno dell’altro, e che ha richiesto un enorme dispendio di energie affinchè il piano finale potesse realizzarsi. Infatti per arrivare ad un’operazione del genere era necessario che nessun politico potesse dissentire dal programma globale; e che tutta la grande finanza, col tempo, si fosse assoggettata ad esso. Ecco allora che i pochi politici onesti col tempo sono stati allontanati. Ecco che chiunque arrivava alla verità moriva. Ecco le stragi di stato, per poter permettere il passaggio all’attuale sistema bipolare sull’onda della paura. Ed ecco le ragioni di questo crack finanziario globale: far crollare il sistema bancario, per far perdere al denaro il suo valore, ma affinchè i beni, siano essi terreni, oro, diamanti, abitazioni, continuino a valere. E quelli sono in mano ai grandi gruppi bancari e finanziari. Se a questo crack aggiungiamo la privatizzazione di tutti i servizi pubblici, compresa l’acqua, la luce, il quadro è completo. Tutto ciò rientra nel progetto di controllo globale delle risorse: i grandi gruppi bancari e industriali, nonostante il fallimento (anzi… proprio grazie a questo) avranno in mano non solo beni materiali come oro diamanti petrolio, ma anche risorse primarie, come acqua e energia elettrica.


Riassunto per domande e risposte.

Riassumiamo il tutto con semplici domande e risposte.
1) Chi ha voluto il crack? Le grandi banche. I grandi banchieri ovverosia il vertice della massoneria internazionale. BCE, Banca D’inghilterra e Federal Reserve in testa.
2) Perché? Per arricchirsi. Loro hanno acquisito e acquisiranno beni reali, mentre perderanno solo denaro, ovverosia una posta virtuale che non vale niente. Il fallimento, infatti, arricchirà queste persone, e non le indebolirà. Sono loro che hanno le materie prime.
3) Di chi è la colpa? Della politica che lo ha permesso. Dei banchieri e della finanza internazionale che in questi decenni hanno corrotto e/o ucciso tutti quelli che si sono opposti a questo progetto.
4) Quali mezzi hanno usato? Il trattato di Lisbona, l’Unione Europea, i sistemi politici bipolari (non a caso fortemente voluti dalla P2). Questi sono solo i mezzi per accentrare tutti i poteri in poche mani, e allontanare i centri decisionali del potere dalla gente. E sono uno strumento per permettere questo crack finanziario, che diversamente non sarebbe stato possibile, se la politica avesse fatto il suo dovere e se ciascuna nazione avesse curato i propri interessi anziché quelli dell’Unione Europea.
5) Ma cosa c’entra la Rosa Rossa con il crack finanziario, con Cogne, Erba, e il Mostro di Firenze? La massoneria rosacrociana, per poter attuare un piano decennale come quello che si può vedere in atto, è (e non può che essere) potentissima. Se qualcuno dei suoi membri commette delitti di natura esoterica, per finalità specifiche interne all’ordine, questi vengono coperti da tutti gli affiliati all’organizzazione. Si tratta di un’organizzazione che ha il potere di unificare l’europa e poter programmare un crack finanziario che era risaputo in tutti gli ambienti; un crack cioè che è stato voluto dalla elite bancaria e finaziaria, e appoggiato dalla maggior parte dei politici al governo che sono i meri esecutori materiali di questi gruppi. Un organizzazione così ha logicamente il potere di controllare e intervenire anche nelle vicende apparentemente marginali, come i delitti di sangue commessi dai suoi affiliati. In effetti, da questo punto di vista, hanno ragione Berlusconi e Tremonti. La situazione è sana: le banche infatti, non “falliscono” se non virtualmente, ma hanno raggiunto il loro obiettivo. E, dal loro punto di vista, non c’è certo di che preoccuparsi. Chi si deve preoccupare sono solo le persone che avevano accumulato, orgogliose, quelle decine di migliaia di euro in banca. “Loro”, i potenti, comunque vada cascheranno in piedi e si rialzeranno addirittura più forti di prima, con il controllo delle risorse economiche del pianeta.

PS.
L'articolo, per essere comprensibile, è volutamente generico. Altrove, in passato, ho trattato in modo più approfondito il problema della Banca d'Italia e dei legami tra massoneria e Banca d'Inghilterra con i riferimenti legislativi precisi.http://www.altalex.com/index.php?idnot=37581 http://www.altalex.com/index.php?idnot=38143 Per il problema delle banche si possono consultare i sitihttp://www.signoraggio.com/, Disinformazione, e il sito di Larouchehttp://www.movisol.org/, che da anni anticipavano il crack finanziario che oggi è sotto gli occhi di tutti. Da anni. Ma si sa... quelli sono siti complottisti. Meglio leggere il Corriere della Sera, che è equilibrato ed equidistante, Repubblica per chi è un po' a sinistra, e il Giornale per chi è un po' a destra.

venerdì 7 settembre 2012

IL FUMO DI SATANA IN VATICANO DI FRANCESCO LAMENDOLA.


È noto che la ragione fondamentale per cui un forte movimento tradizionalista cattolico ha visto con preoccupazione e sgomento l'indirizzo preso dalla Chiesa cattolica con il Concilio Vaticano II non è stata di tipo strettamente teologico o liturgico, bensì spirituale e ideologico, nel senso più ampio del termine. Da monsignor Lefebvre, giù giù fino a un certo numero di semplici parroci di campagna, la diffidenza e, a volte, l'ostilità mostrata nei confronti delle "aperture" di Giovanni XXIII e di Paolo VI verso le istanze del mondo moderno, era originata dal sospetto, che tali pontefici, a giudizio di alcuni, stessero conducendo, in maniera più o meno consapevole, un'opera di sottile distruzione del genuino nucleo della tradizione cristiana, e che dietro tale manovra vi fossero i potenti tentacoli della Massoneria.
Uno di questi umili parroci, sconosciuti al grande pubblico, è stato il friulano don Luigi Cozzi, autore di alcuni libri nei quali non solo sosteneva questa tesi, ma si spingeva assai oltre, disegnando uno scenario internazionale del tipo che oggi (ma non allora, cioè trenta o quaranta anni fa) si definirebbe complottista. Egli, cioè, ipotizzava che esista una congiura mondiale di poteri occulti, volta a favorire l'avvento del regno di Satana mediante la distruzione dell'autentica fede in Dio, in Gesù Cristo e nella Vergine Maria, nonché per mezzo dell'indebolimento programmatico dell'autorità e credibilità del magistero ecclesiastico; e che il Concilio Vaticano II fosse stato un episodio significativo, ma non l'unico, di una tale strategia.
In vastissimo affresco storico, che rivelava sia l'ampiezza straordinaria delle sue letture, sia la sua limitata capacità critica e una chiara tendenza a ingigantire i fatti per dimostrare certe tesi precostituite, egli delineava anzi l'intera storia della modernità, dal Rinascimento in poi, come frutto di una congiura di quello che definiva "il potere sinarchico", un centro occulto di cospirazione globale formato da potentissime lobbies finanziarie ebraiche e dalle svariate logge della Massoneria internazionale, tra le quali quella degli Illuminati; le prime solo apparentemente in lotta con le seconde, ma, in realtà, miranti entrambe a un obiettivo comune: la distruzione del cristianesimo e l'instaurazione di una dittatura mondiale israelita che vorrebbe asservire i popoli e le nazioni. Don Cozzi, inoltre, individuava nei banchieri ebrei del XVII secolo i principali finanziatori del colonialismo britannico e poi, via via lungo i secoli, del capitalismo finanziario americano e, da ultimo, anche del comunismo sovietico.
I burattinai di questo gigantesco complotto, finalizzato alla conquista del potere mondiale, sarebbero stati i ricchi ebrei askhenaziti, mossi dall'implacaile razzismo talmudico e capaci di gettare nel baratro della distruzione i loro correligionari cassidici dei ghetti dell'Europa orientale. Secondo don Cozzi, non solo i maggiori esponenti della finanza di Wall Street e del regime staliniano insediato al Cremlino, ma anche moltissimi capi del nazismo, i più implacabili nel loro odio antisemita, sarebbero stati ebrei, da Heydrich a Rosenberg in giù; ma lo stesso antisemitismo nazista non sarebbe stato che l'esasperazione paranoica dell'unico razzismo mondiale veramente indomabile: quello del Talmud, basato sul dato meramente biologico del sangue e della stirpe. Egli non negava la realtà storica dell'Olocausto (per quanto ne riducesse drasticamente le cifre), ma sosteneva che la lobby ebraica mondiale si era servita delle ceneri di Auschwitz sia per creare, con spietata violenza, lo Stato di Israele, sia per stringere i fili della propria congiura mondiale, volta a ridurre i goym, gli infedeli, allo stato di servi, dopo aver scatenato una serie di disastrose guerre mondiali, destinate a culminare in una finale battaglia di annientamento contro l'Islam.
Si dirà - ed è stato detto - che non sono affatto tesi nuove; anche se, recentemente, hanno ricevuto un rinnovato impulso sia dalla storiografia revisionista relativa al nazismo (Faurisson, Irving e, in parte, Nolte), sia dal filone neo-complottista capeggiato da David Icke e da altri spregiudicati scrittori contemporanei, a metà strada fra ufologia, antimodernismo ed esoterismo paganeggiante, i quali, in fondo, altro non fanno che raffazzonare i più vieti e screditati motivi della propaganda antisemita di un Goebbels o di un Giovanni Preziosi se non, addirittura, dei falsi Protocolli dei savi anziani di Sion.
Noi non vogliamo soffermarci, per adesso, sull'opera complessiva di questa singolare figura di vecchio prete tradizionalista, che pubblicava i suoi libri a proprie spese, fra una ricerca archeologica e l'altra, ignorato e anzi guardato con crescente disapprovazione dai suoi superiori. Ci proponiamo di farvi ritorno in una apposta ricerca, perché il defunto parroco di Solimbergo (scomparso nel 2001, all'età di ottantasette anni) è rappresentativo, a nostro avviso, del disagio che gli indirizzi conciliari e post-conciliari della Chiesa cattolica hanno provocato all'interno di un fondo conservatore in essa presente da sempre e che, per le mutate condizioni storiche, si è trovato improvvisamente nella scomoda posizione di essere riguardato come in odore di eresia, pur considerandosi l'ultimo baluardo del vero messaggio evangelico.
Sta di fatto che altri autori, molto più "politicamente corretti", ma anche più agguerriti dal punto di vista storico-critico, in questi ultimissimi anni hanno ripreso, sia pure solo in via di ipotesi di lavoro, alcune delle tesi care a questi settori della Chiesa che, per comodità, potremmo chiamare "tradizionalisti".
A volte si tratta di sacerdoti, come quel don Luigi Villa, bresciano, che afferma di aver ricevuto un mandato personale da Padre Pio da Pietralcina per denunciare e combattere l'infiltrazione massonica in Vaticano e nella Chiesa, e che ha pubblicato numerosi libri ed articoli per sostenere come tale infiltrazione abbia raggiunto, appunto col Concilio Vaticano II, un successo sorprendente, quale mai prima avrebbe osato sperare.
Secondo don Villa, sia Giovanni XXIII che Paolo VI erano affiliati alla Massoneria; e i cardinali e i vescovi che più si adoperarono per il Concilio e per indirizzarlo in senso "modernista" erano tutti massoni, di grado più o meno elevato.
Egli ha sostenuto queste tesi, fra l'altro, nei volume Paolo VI, beato?, e Paolo VI, processo a un Papa?, per contrastare le spinte alla canonizzazione di papa Montini. A suo giudizio, esistono prove che dimostrano l'affiliazione massonica di Paolo VI, tra le quali un bassorilievo sulla porta di bronzo della Basilica di San Pietro, a Roma (poi modificato), in cui appaiono i simboli massonici sul dorso della sua mano (la stella a cinque punte); mentre altri simboli massonici (la squadra e il compasso, sovrastati da un triangolo) sono ben visibili nel sacello della madre di Montini a Verolavecchia, in provincia di Verona: opera disegnata dal suo stesso figlio. Inoltre, Paolo VI ricevette il capo della P2, Licio Gelli, in Vaticano, nel 1965, e sotto il suo pontificato venne concessa al capo virtuale della Massoneria italiana la nomina a commendatore Equitem Ordinis Sancti Silvestri Papae.
Quali sarebbero stati, secondo don Villa, gli obiettivi che la Massoneria, saldamente insediata in Vaticano, si riproponeva di raggiungere mediante il Concilio Vaticano II?
Li possiamo così riassumere (seguendo l'ordine dei capitoli del libro Paolo VI, processo a un papa?: preparare l'instaurazione di una "Nuova Religione", destinata a sostituire gradualmente il cristianesimo e tutte le altre religioni attualmente esistenti; "aprire" la Chiesa cattolica alla cultura e alla prassi del mondo moderno; aprire le porte della Chiesa al "modernismo" e alla stessa Massoneria; favorire l'instaurazione di una Democrazia Universale (antico progetto della sinarchia occulta, ora ripreso da forze quali il gruppo Bildberg, la Commissione Trilaterale, ecc., in vista, appunto, di un "N.W.O.", Nuovo Ordine Mondiale); favorire tolleranze e complicità con istituzioni e gruppi finanziari, politici, culturali, destinate a snaturare l'autentico patrimonio spirituale cristiano; aprire le porte al comunismo internazionale; adoperarsi in vista di una "Messa ecumenica" che svuoterebbe di senso la più importante cerimonia liturgica e il più importate sacramento della religione cristiana: l'eucarestia.
Nel 2007 le tesi di don Luigi Villa sono state riprese all'interno della vasta ricerca di Ferruccio Pinotti, Fratelli d'Italia, dedicata a uno studio complessivo sul "peso" attualmente esercitato dalla Massoneria nella società italiana, nella politica, nell'economia e nella Chiesa stessa (Milano, Rizzoli). Di questo libro ci siamo già occupati in un nostro recente articolo, intitolato Licio Gelli proconsole americano e le trame atlantiche della P2, sempre sul sito di Arianna Editrice. Adesso desideriamo tornare a parlarne, concentrando l'attenzione sulle pagine dedicate alla presenza massonica all'interno delle alte gerarchie ecclesiastiche.
È doveroso precisare che Pinotti, da buon giornalista, non sposa nessuna causa precostituita e non si pronuncia in maniera definitiva sull'argomento, lasciando al lettore il compito di trarre da sé le proprie conclusioni dalla vasta mole di dati e di indizi da lui raccolti, ivi compresi i documenti presentati da don Villa e i contenuti di una intervista a lui rilasciata dal solitario e battagliero sacerdote bresciano.
Per inciso, forse i nostri lettori ricorderanno che ci eravamo già occupati, poco più di un mese fa, di un argomento analogo e, anzi, ancora più scottante, ossia la possibile presenza di satanisti nelle alte sfere del Vaticano (nell'articolo Alla società secolarizzata sfuggono gli indizi della presenza diabolica, sito di Arianna). Inoltre, avevamo già sfiorato il tema della presenza massonica ai vertici della Chiesa cattolica, riportando un brano di un ampio documento anonimo, redatto da un gruppo di prelati del Vaticano che nascondono la loro identità dietro la sigla "I Millenari", intitolato Via col vento in Vaticano (Milano, Kaos Edizioni, 1999, pp. 226):

"Nel 1987 il giornalista massone Pier Carpi confermando l'assunto del 'fratello' Fulberto Lauro secondo il quale alla Loggia P2 aderiscono anche cardinali e vescovi in incognito specificava che si chiama 'Loggia Ecclesia' ed è in contatto diretto con il gran maestro della Loggia Unita d'Inghilterra, il duca Michele di Kent. Tale loggia opera in Vaticano dal 1971. Vi appartengono più di cento fra cardinali, vescovi e monsignori di curia. Riescono a mantenere il più assoluto segreto, ma non al punto da sfuggire alle indagini degli uomini della potente 'Opus Dei'.
"Infine, la rivista messicana Processo (n. 832 del 12 ottobre 1992) informava che la massoneria ha diviso il territorio vaticano in otto quartieri, dove sono in funzione quattro logge massoniche del rito scozzese i cui adepti, alti funzionari del piccolo Stato, standovi in forma indipendente non si conoscerebbero fra loro, neanche battendo i tre colpi col polpastrello del pollice [il segnale convenzionale di riconoscimento tra massoni]. Esse all'occorrenza prendono contatti con altre logge massoniche delle singole nazioni; anzi, là dove la Chiesa opera in clandestinità a causa del Corano, le relazioni con la Chiesa locale passano segretamente attraverso tale rete settaria, che così rende un servigio religioso in favore dei loro fratelli di stanza in Vaticano.(…)
"Paolo VI si avide della presenza massonica in Vaticano, e lo disse al mondo: la chiamò fumo di Satana. Egli sapeva che attraverso la fessura massonica quel fumo era penetrato e annebbiava il tempio del Signore. La politica massonica del secolo scorso [cioè dell'Ottocento] era più per lo scontro frontale con la Chiesa cattolica, ma in questo modo creava solo steccati. Col tempo, ai primi di questo secolo [del Novecento], ha cambiato metodologia: ha compreso che era molto più proficuo infiltrarsi negli alti vertici della Chiesa. Inerpicarsi su attraverso i suoi intricati bastioni per scalare fino in vetta non è impresa da poco, occorre armarsi di tempo e pazienza al fine di selezionare gli elementi più adatti e utili a raggiungere lo scopo. Per fare questo l'organizzazione massonica destina immense riserve e sceglie il fior fiore tra il suo personale massonico più qualificato, che sia all'altezza di fare, con circospezione e costanza, la cernita di quei futuri ecclesiastici da destinare alla carriera e ai posti più elevati."

Dicevamo che Pinotti ha incontrato personalmente don Villa, lo ha ascoltato, ha letto i suoi libri ed articoli. Il risultato di questo lavoro di ricerca è contenuto nella quinta parte del suo grosso volume, intitolata Chiesa e Massoneria, e precisamente nel capitolo La Massoneria alla conquista della Chiesa, da cui riportiamo uno stralcio che ci è parso particolarmente significativo, alla luce di quanto detto più sopra.
Precisiamo fin da subito che non siamo in grado di esprimere una valutazione sicura e definitiva circa l'attendibilità delle tesi di don Villa, anche se alcuni degli elementi da lui addotti inducono a riflettere seriamente.
Riportiamo questo brano, pertanto, con tutte le dovute cautele, consapevoli della estrema delicatezza che riveste l'argomento. Né lo facciamo per amore di facile scandalismo o per insinuare dubbi su circostanze delle quali non è possibile stabilire, al momento, l'incontrovertibile certezza, quanto piuttosto per sollecitare quanti fossero interessati al problema, ad approfondirlo per proprio conto (da F. Pinotti, Fratelli d'Italia, cit., pp. 647-653):

"il 12 settembre 1978 il settimanale OP diretto da Mino Pecorelli, giornalista iscritto alla P2 e poi assassinato, pubblicò in un articolo dal titolo La grande loggia vaticana un elenco di ben 121 nominativi di esponenti vaticani e di alti prelati indicati quali affiliati alla massoneria. Ha scritto Alfio Caruso (in la Stampa, 22 agosto 2006): «Una mano anonima aveva inserito l'articolo nella rassegna stampa sfogliata ogni mattina dal papa. Questi aveva subito chiesto al cardinale Felici se la lista potesse essere veritiera. Verosimile, era stata la risposta. L'elenco faceva impressione: comprendeva Villot, monsignor Agostino Casaroli, ministro degli Esteri della Santa Sede, il cardinale Ugo Poletti, vicario di Roma, il cardinale Sebastiano Baggio, Marcinkus, monsignor Donato De Bonis, dello Ior, don Virginio Levi, vicedirettore dell'Osservatore Romano, padre Roberto Tucci, direttore della Radio Vaticana, monsignor Pasquale Macchi, segretario di Paolo VI. Con il disincanto tipico del vecchio habitué di Curia, Felici osservò che liste simili circolavano da sempre e che la prassi era di non prenderle in considerazione. D'altronde, aggiunse con un pizzico di malizia, Paolo VI aveva varato un comitato per cancellare la scomunica che da secoli veniva comminata ai massoni e il cardinale Villot ne era apparso entusiasta. Sentimento non condiviso da Luciani: per lui la massoneria incarnava il nemico di Roma. Pur intuendo che il suo amato Montini avesse aperto le porte delle mura leonine a una schiera di piduisti - Gelli, Ortolani, Sindona, Calvi - era contrarissimo a quell'insana commistione rivolta soltanto al profitto».
"Don Villa, nel libro Paolo VI beato?, afferma che l'elenco era veritiero.
"Potenti massoni, secondo il sacerdote, sarebbero stati influenti collaboratori di papa Montini. Don Villa ne cita alcuni: monsignor Pasquale Macchi, segretario personale del pontefice, il cardinale Jean Villot, segretario di Stato di Paolo VI, di Giovanni Paolo I e di Giovanni Paolo II, fino alla morte avvenuta nel 1979; il cardinale Agostino Casaroli, della cui appartenenza alla massoneria sarebbe stato a conoscenza anche papa Wojtyla, stando alla testimonianza resa a don Villa da un arcivescovo, stretto collaboratore del pontefice polacco.
"Ma sarebbero stati massoni anche il vescovo Annibale Bugnini, cui Paolo Vi affidò la 'rivoluzione liturgica' del concilio, nonostante il precedente allontanamento del Bugnini da parte di Giovanni XXIII. E ovviamente il vescovo Paul Marcinkus.
"Don Villa è anche convinto che papa Luciani, il papa dei 233 giorni (il 33 è il numero simbolico per tutti i massoni), volesse fare 'pulizia' all'interno del vaticano, avendo individuato la forte presenza massonica. E questa sarebbe stata la causa della sua improvvisa morte.
"I documenti proposti da don Villa sono stati spesso censurati dai giornali, come lamenta lo stesso prete bresciano. Denunce ai suoi danni? Nessuna. Però sembra che sia stato oggetto di diversi attentati e aggressioni, una delle quali a Parigi, dove si trovava a indagare proprio su alcuni cardinali in odore di grembiulino massonico. Ma don Villa tira dritto per la sua strada, continuando a combattere la massoneria come indicato da Padre Pio. Ha ultimato un terzo volume su Paolo VI e ha avviato una battaglia contro lo 'scandalo' della nomina di don Francesco Marchisano ad arciprete della basilica vaticana e vicario generale del Pontefice. Marchisano era arcivescovo titolare della Pontificia commissione per i beni culturali della Chiesa e della Pontificia commissione di archeologia sacra, quando il papa lo nominò successore del cardinale Virgilio Noé. Ma il neonominato, stando alle tesi di don Villa, sarebbe l'autore di tre lettere inviate da un certo 'Frama' al venerabile Gran maestro del Grande Oriente di palazzo Giustiniani.
"Si potrebbe pensare che don Villa sia un prete su posizioni conservatrici, funzionale alle forze più tradizionaliste. Ha invece parole severe anche nei confronti dell'Opus Dei, una forza per la quale simpatizzavano anche i suoi protettori Ottaviani e Palazzini. Dell'Opus Dei Don Villa dice senza esitazione: «È una massoneria bianca». Il prete bresciano contesta anche le modalità di beatificazione di Escrivà de Balaguer, canonizzato nel 2002.Al tema ha dedicato anche un numero di Chiesa viva intitolato Una beatificazione sbagliata?
"Il sacerdote commenta: «Il professor Vittadini dell'Università laterarense e presidente della camera di beatificazione aveva fatto un rapporto terribile contro Escrivà santo. Allora il cardinale della Congregazine dei santi disse che sarebbe stato necessario parlarne al Papa. E lo fece. Ma Wojtyla lo ricevette, lo guardò e gli disse: Il papa sono io, lo voglio santo!»
"Villa non fa sconti neanche ai politici. «Che Berlusconi facesse parte della P2 è cosa nota. Oggi lui può anche dire che è 'in sonno', che è un massone 'dormiente', ma obbedisce a quegli interessi: quando uno è dentro non scappa più. Anche Prodi è massone, solo che appartiene al circolo degli Illuminati».
"Pochi si salvano dalla 'caccia' del sacerdote bresciano. La sua conclusione è amara, ma battagliera: «La massoneria ha in mano la Chiesa e lo Stato. Ma il loro punto debole è la superbia. Prima o poi i loro giochi di potere verranno alla luce».
"Su un fronte opposto a quello di don Villa - confermandone però le supposizioni - si pone un altro sacerdote paolino Rosario Esposito, che da molti anni è uno strenuo sostenitore delle grandi 'concordanze' tra Chiesa e massoneria. Una simpatia decennale, quella di padre Esposito per i liberi mutatori, che viene ricambiata con calore. (…)
"Tanta è la simpatia per la 'fratellanza' del sacerdote napoletano che il 2 dicembre 2006 padre Esposito è stato proclamato Gran maestro onorario della Loggia nazionale d'Italia. Non so è trattato di un'iniziazione in senso 'tecnico', ma di un'ammissione bilaterale del rapporto di grande simpatia e 'fratellanza' esistente fra alcuni qualificati esponenti della Chiesa e la libera muratoria. Il sacerdote ha accettato volentieri e ha ringraziato in un discorso ufficiale."

Sono, lo ripetiamo, elementi seri, che danno molto da pensare; anche se, al momento, non esistono certezze definitive in proposito. Forse non esisteranno mai, come - ad esempio - sulle reali circostanze della morte di papa Giovanni Paolo I.
Si tratta di pagine di storia che tutto fa pensare rimarranno sigillate per sempre, continuando a sfidare la legittima curiosità di quanti credono poco alle coincidenze, specialmente considerando il contesto politico e finanziario italiano degli ultimi tre o quattro decenni.
Del resto, se lo storico incontra tali e tante difficoltà nel cercare di stabilire fino a che punto l'influenza di Gelli, Ortolani, Calvi e Sindona si spingeva, a quell'epoca, nel tessuto della Chiesa cattolica e dello Stato italiano, si può solo immaginare a quali muraglie invalicabili si trovi davanti il ricercatore che tenti di spingere lo sguardo nelle pieghe del tempo a noi più vicino, e addirittura ai nostri giorni.

lunedì 3 settembre 2012

UNA REGIA UNICA DI TERRORE.


Non avendo seguito il caso fin dall’ inizio mi sono sempre chiesto come sia stato possibile arrivare a una sentenza di condanna per Anna Maria Franzoni, la madre del piccolo Samuele assassinato a Cogne. Ma dopo aver seguito i casi di Perugia, Avetrana, Melania Rea la risposta mi si è fatta sempre più chiara: le notizie comunicate dai media vengono date in modo che nessuno riesca a farsi una chiara idea della vicenda e senza preoccuparsi minimamente di fornire una versione compatibile con tutti gli elementi raccolti. Nei giorni successivi all’ omicidio viene detto che Melania Rea è stata trovata con una siringa infilata nel petto e una svastica disegnata sul corpo. Vediamo come questi elementi, attualmente completamente dimenticati, non siano compatibili con la versione che vuole il marito che uccide la moglie in un momento di perdita del controllo delle proprie azioni. Prima di tutto uno non gira abitualmente con le siringhe e con il materiale per disegnare tatuaggi quindi ciò dovrebbe far supporre l’ ipotesi della premeditazione, cioè che Salvatore Parolisi sia uscito di casa con tali materiali in vista di un piano già preparato. E’ da considerare poi che per disegnare una svastica occorre un certo tempo che uno che ha commesso un omicidio in un bosco in pieno giorno non può avere. Solo in un luogo appartato e protetto uno può avere il tempo e la calma per fare un disegno su un cadavere ma l’ ipotesi che la vittima sia stata uccisa in altro luogo e successivamente trasportata sul luogo del ritrovamento non viene neanche presa in considerazione. Viene completamente trascurata qualsiasi considerazione sul perché il marito avrebbe dovuto manipolare la scena del delitto con una siringa e una svastica. Ora se la siringa si può spiegare con un generico tentativo di depistare le indagini molto più arduo è spiegare perché il marito avrebbe dovuto fare riferimento a un simbolo che richiama esplicitamente significati esoterici. Viene detto poi che l’ amante avrebbe chiesto a Salvatore Parolisi di sostituire la relazione segreta con una relazione stabile. Bene la cosa è anche possibile ma non giustifica la versione del marito omicida perché appare evidente che la morte della moglie avrebbe complicato se non addirittura impedito la relazione con l’ amante. Viene detto che Salvatore Parolisi avrebbe dovuto incontrare in quei giorni l’ amante e i genitori di lei e non sembra un momento propizio in cui una mente lucida avrebbe dovuto programmare un omicidio. Se invece è stato un momento di perdita del controllo non si spiegano la siringa e la svastica che sarebbero stati assemblati su due piedi sulla scena del delitto. Insomma i conti non tornano mentre c’ è una spiegazione, che a prima vista può sembrare fantascientifica, ma che invece mette insieme i pezzi del puzzle in un modo molto più esaustivo: qualcuno, dovendo compiere un delitto satanico, ha approfittato della situazione ambigua in cui si trovava il marito per far apparire il fatto come un delitto a movente passionale. Ripetiamo ancora una volta che gli omicidi massonici vengono preparati con mesi di anticipo, si studiano attentamente le abitudini delle vittime e delle persone a loro vicine e viene preconfezionato un capro espiatorio da dare in pasto all’ opinione pubblica. Così sapevano del rapporto conflittuale con la moglie e della relazione con l’ amante e hanno approfittato per mascherare un delitto satanico. Così si spiega la svastica che è un chiaro simbolo esoterico. Così si spiega il tempo necessario a disegnarla. La vittima è stata portata in un luogo tranquillo dove poter compiere il delitto e relativo rituale e dopo è stata trasportata sul luogo del ritrovamento. Così si spiega perché l’ arma non viene ritrovata. In una mentalità satanica l’ arma del delitto acquista particolari poteri e viene successivamente usata per scopi esoterici. Così si spiega perché nessuno vede mai nulla. Gli omicidi massonici sono sempre compiuti con una adeguata scorta di persone che partecipano all’ operazione e in virtù di un rapporto di fratellanza massonica hanno complici importanti in alte sfere delle istituzioni. In altre parole non corrono mai il rischio di incappare in un posto di blocco di polizia e carabinieri. Così si spiega perché queste vicende surreali avvengono sempre più frequentemente. Le pratiche esoteriche impongono vittime da sacrificare sull’ altare satanico. Ma c’ è un altro motivo per cui stiamo assistendo a questa scia di terrore. Il terrore è funzionale all’ indebolimento della forza psicologica del cittadino che viene privato sistematicamente di tutte le sue certezze e della capacità di pensare in modo autonomo. Il controllo mentale della popolazione è il vero scopo di questi omicidi che ci stanno trasportando in un’ atmosfera da Terzo Reich in cui un gruppo di persone al potere persegue scopi deliranti. Tutto questo appare fantascientifico? Di certo non meno fantascientifico delle versioni dei fatti ufficiali.